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Aristofane

Aristofane ( 450 a.C circa - 388 a.C) fu il più grande poeta comico di Atene e l'unico di cui ci siano pervenute le opere.

Nacque ad Atene ed era figlio di Filippo, discendente di Pandione. Suo padre possedeva delle terre nell'isola di Egina e li Aristofane trascorse la giovinezza.
Il suo primo successo letterario è del 427 a.C, quando andò in scena una sua commedia oggi perduta, "Deitaleis", che metteva in ridicolo i docenti e tutti coloro la cui educazione si limitava alla vita di città.
Alcuni anni dopo, iniziarono le guerre del Peloponneso, che si conclusero con la sconfitta di Atene di fronte a Sparta. Aristofane aveva quasi 50 anni.
In quell'arco di tempo il suo genio comico dimostrò che durante la guerra gli uomini non sono ne più nobili ne più vili di quanto lo siano in tempo di pace.
Hanno semplicemente, maggiori occasioni di comportarsi male, e maggiori scusanti per farlo.
In un'altra sua commedia di gioventù, "Babilonesi", attacca Cleonte, demagogo affamato di potere e deciso a qualunque prezzo ad assicurare la vittoria totale ad Atene. Aristofane denuncia anche il modo in cui Atene tratta i propri alleati.
Cleonte l'accusò di altro tradimento, ma, a quanto pare, senza successo, visto che, nel 425 a.C, fece rappresentare gli "Acarnesi", un'ardente arringa contro la guerra, vincitrice del primo premio a Lene. È la sua prima commedia di cui si possieda il testo integrale.
Due anni dopo, Aristofane fece di Cleonte il personaggio centrale dei "Cavalieri", in cui stigmatizza senza pietà tutti i demagoghi.

Nelle "Nuvole" si fa beffe degli ammiratori incondizionati di Socrate, preoccupati di una filosofia così teorica da nascondere tutte le realtà della vita.
Le "Vespe" trattano un tema modernissimo, dimostrando come la giustizia spesso non è che un commercio o una distrazione (le "vespe" sono i giudici popolari).
Nella " Pace", Aristofane si mostra disperato a causa dei suoi contemporanei, che non pensano ad altro che a distruggersi a vicenda. Perfino gli dei, abbandonano l'Olimpo; gli unici ad esserne felici, sono i fabbricanti di armi.
Nonostante la disperazione, la commedia è piena di speranza per l'avvenire, in quanto scritta nel momento in cui Sparta ed Atene negoziavano la pace.

Nel 388 a.C scrive l'ultima commedia di cui si abbia notizia, "Pluto", morì tre anni dopo.


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