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Afragola

Per la redazione di questo articolo, si invita a seguire lo schema suggerito in WikiProject Comuni
Afragola
Paese: Italia
Regione: Campania
Provincia: Napoli di Napoli  (NA )
Latitudine: 40° 55' Nord
Longitudine: 14° 19' Est
Altitudine: 43  m s.l.m.
Superficie: 17.99 km2
Popolazione:
 - Totale
 - Densità

65187 (anno 2000)
3484 ab/km2
Frazioni: Capo Mazzo, Saggese
Comuni limitrofi: Acerra, Caivano, Cardito, Casalnuovo di Napoli, Casoria
CAP: 80021
Prefisso telefonico 081
Codice ISTAT: 063002
Codice fiscale: A064
Abitanti (nome):  
Sito istituzionale: afragola.na

Afragola (pron. Afragóla) un grosso e importante comune della provincia di Napoli.

La città

Superata soltanto da alcune località costiere (Napoli, Torre del Greco e Salerno), storicamente il centro pi popoloso dell’entroterra campano, con una parte antica che costituisce il secondo centro storico di una regione di quasi 600 comuni. È situata sulla via Sannitica in posizione pressoché equidistante da Napoli (15 chilometri) e Caserta (18 chilometri).
Conta circa 100mila abitanti, di cui 90mila ricompresi nella zona sottoposta alla giurisdizione del comune omonimo, e fa da baricentro ad una conurbazione di quasi 800mila nota come «area a nord di Napoli» o, appunto, «hinterland afragolese».
L’elevata densità abitativa del suo territorio sin dal XIV secolo d.C. dovuta alla sua felice posizione geografica, nel cuore dell’antica Campania felix, l’area pi fertile della penisola italica. Per l'esattezza sistuata nell'area pi bassa rispetto al livello del mare della Campania felix, la regione storico-geografica della Terra di Lavoro, in gran parte ricompresa nella provincia di Caserta (ad eccezione del cassinate e dell'agro pontino, che fanno parte rispettivamente delle province di Latina e Frosinone), ma il comune afferisce alla provincia di Napoli.

Il comune

Il comune di Afragola comprende il capoluogo, omonimo, e le borgate extraurbane di Capo Mazzo e Saggese.
La popolazione tutta concentrata nel capoluogo, ormai congiuntosi alla borgata di Saggese, ma dei 100mila abitanti perlomeno 10mila sono sottoposti alla giurisdizione di altri comuni: il caso pi eclatante riguarda i residenti della contrada Casamerola, un'enclave del comune di Casoria praticamente nel centro di Afragola. Analogamente, fanno capo al Comune di Casoria parte della contrada Arcopinto nonché quasi tutta la via vecchia Sant'Antonio e le relative traverse.
La borgata di Capo Mazzo ospita solo un gruppo di case sparse, che si affiancano ad un agglomerato industriale di modeste dimensioni e a una zona commerciale in costante espansione, nata intorno alla cittadella di vendita al dettaglio pi grande del Sud, realizzata alla fine degli anni ’90 da Coop Toscana Lazio (oggi UniCoop Tirreno), a cui si affiancato, tra gli altri complessi, un multiplex composto da 13 sale di cui una con lo schermo pi grande d’Europa (200 mq). A causa di queste strutture e di uno dei centri Ikea pi grandi d'Europa, in località Cantariello, la popolazione diurna del territorio sfiora il mezzo milione di abitanti. Per tal motivo il Comune sta provvedendo a rilasciare le concessioni edilizie sub condicione: le aziende si impegnano, in cambio della concessione, a realizzare nuove e pi efficienti arterie viarie e realizzare nuovi svincoli stradali extraurbani. Nel frattempo la Regione ha varato un piano di svariati milioni di Euro per la realizzazione di nuove uscite sull'A1, l'A16 e l'A30.

Il territorio comunale racchiuso tra l’area atellana, ovvero l'insieme dei centri sorti sul territorio della distrutta città osca di Atella – fucina della commedia latina –, e Acerra, la città pi antica della Campania (che confina con la borgata di Capo Mazzo). Confina inoltre a sud-ovest con l'altrettanto popolosa Casoria, a cui saldata senza soluzione di continuità, a sud con la località Cittadella di Arpino (frazione di Casoria) e a est con Casalnuovo di Napoli, cittadina sorta sull'antico villaggio di Arcora, borgata e poi frazione di Afragola a fasi alterne con il nome di Casalnuovo, che ha raggiunto la definitiva autonomia durante il ventennio fascista, nonché Tavernanova, sua ex frazione poi assegnata allo stesso comune di Casalnuovo di Napoli.

Il 25-30% della popolazione residente non risulta censito dall’ISTAT, male comune a molte delle città che risentono dell'eccessiva densità abitativa.

La storia e la leggenda

La tradizione, costruita con ogni probabilità intorno ad una tesi etimologica del Giustiniani e ad un affresco del 1886 a Palazzo di Città ad opera del pittore Augusto Moriani, vuole che Afragola sia stata fondata nel 1140 dal re delle Due Sicilie Ruggero II d’Altavilla, detto «il Normanno», rifugiatosi nella zona con i suoi militi in fuga dalla capitale invasa da forestieri. Benché tale tesi sia stata in parte anticipata dall’eminente Bartolommeo Capasso (1815-1900) in realtà, come testimonia il materiale venuto alla luce grazie agli scavi voluti dalla soprintendenza archeologica territorialmente competente, l’area su cui insiste l’attuale abitato era stata colonizzata dagli Osci già 5-600 anni prima, mentre toponimi simili a quello odierno (il pi comune dei quali Afraore, che ha una forte assonanza con la dizione dialettale Afraora) sono attestati intorno all’anno 1000. A riprova del fatto che la città esisteva prima dell’arrivo di Ruggero il Normanno, storicamente documentato, sono presenti ben tre chiese erette in epoca precedente (il tempietto campestre di Santa Maria la nova, ad esempio, sicuramente dell’XI secolo, mentre San Marco in sylvis e le centralissime parrocchie di Santa Maria d’Ajello e San Giorgio martire sono databili al 1130-1150). L’ipotesi, fortemente accreditata, che essa sia nata dal congiungimento di alcuni villaggi osci (i maggiori dei quali sarebbero Arcopinto, Cantariello e Casavico) intorno ai resti di un acquedotto romano (forse appio-claudio, forse augusteo) vista la sua posizione di cuscinetto tra Acerra ed Atella, entrambe osche.

Il periodo fascista

Sotto il regime fascista Afragola, come tutte le città di una certa importanza, era amministrata monocraticamente da un podestà. Il 5 ottobre 1935 Vittorio Emanuele III, su proposta del podestà Luigi Ciaramella in accordo con Benito Mussolini, conferì al Comune il titolo di "città" (regio decreto n. 13), come commemorato da una targa marmorea affissa nell'atrio di Palazzo Civico il successivo 28 ottobre. Il Comune cominciò immediatamente a fregiarsene, anche se per il nuovo stemma araldico (della tipologia riservata ai comuni a cui sia stato conferita tale onoreficenza) si dovuti attendere il dopoguerra.
Fu quello il primo passo del progetto mussoliniano - ciaramelliano che voleva fare di Afragola una grande città. Le fasi successive prevedevano la fusione di Casoria con Afragola.
Gli uomini del fascismo individuarono il centro della grande Afragola e costruirono piazza Belvedere, l'attuale piazza Emmanuele Gianturco, e le cosiddette quattro vie, via Roma, via Francesco Russo, corso Enrico de Nicola (allo statista, afragolese di adozione, fu dedicata la strada quando era ancora in vita) e via Guglielmo Oberdan. Indi realizzarolo il cosiddetto rettifilo (corso Giuseppe Garibaldi), che collegava le due piazze principali della nuova Afragola: piazza Belvedere e piazza Cirillo (sede di quello che sarebbe dovuto diventare l'ex comune di Casoria).
Completato il rettifilo e spostata la stazione, si provvedette ad emanare il provvedimento legislativo, che fu annullato l'indomani a causa della strenua opposizione del cardinale Maglione, casoriano, segretario di Stato vaticano sotto il pontificato di Pio XII. Maglione era un uomo notevolmente influente: basti pensare che era stato uno dei principali artefici dei patti lateranensi.
Afragola oggi si trova pertanto con l’agorà, il centro della vita sociale, proiettato a sud, al confine con Casoria, e solo alla fine degli anni '90 gli amministratori si sono posti il problema di riqualificare il vasto centro antico, trascurato e lasciato in balia del degrado da quando Mussolini 'spostò' il centro.

L’etimologia

Sul toponimo, che piano, c’ una bibliografia che dire immensa un eufemismo e raccoglie una serie interminabile di tesi, pertanto ci si limita a riportare quella pi accreditata, che, a supporto dell'ipotesi dell'acquedotto romano intorno ai quali sarebbero nati i villaggi osci poi congiuntisi, vuole il nome un'evoluzione della locuzione latina "ab fragore", composta dalla preposizione ab seguita dall'ablativo di fragor, fragoris, rumore, il rumore dell'acquedotto.

Afragola oggi

Oggi Afragola – il cui maggiore sviluppo si colloca tra il XIV e il XVI secolo, quando divenne la città pi popolosa della regione dopo Napoli – una delle realtà pi produttive della Campania. È sede di alcune tra le maggiori strutture commerciali del Mezzogiorno e del costruendo scalo ferroviario dedicato all’alta velocità, progettato da Zaha Hadid. La vivacità vanto della città: vi si contano una quarantina di testate giornalistiche, molte delle quali distribuite in tutto l'hinterland o su scala provinciale e regionale, e ben un centinaio di associazioni impegnate nella promozione socio-culturale, nella musica, nello spettacolo, nello sport e nelle battaglie politiche. Presenti anche un'associazione turistica e diverse organizzazioni operanti nel terzo settore.

Ma Afragola anche attanagliata da numerosi problemi sociali: l'emergenza rifiuti, benché fronteggiata ottimamente rispetto a molti altri comuni della regione, e gli elevatissimi tassi di inquinamento (la quantità media di monossido di carbonio misurata nell'aria tra le pi alte d'Europa) sono solo alcuni tra questi. Inoltre, se nei salotti buoni del centro la cultura media molto elevata e il reddito relativamente alto (basti pensare che la maggioranza delle famiglie vivono in un appartamento di proprietà e la stragrande maggioranza dei giovani accede agli studi universitari dopo la scuola secondaria superiore, con percentuali di occupati in libere professioni che richiedono una laurea di gran lunga superiori alla media nazionale), resta ancora ai massimi livelli italiani l'indice di disoccupazione, di lavoro nero e di sub-cultura nelle viuzze interne del centro storico, abitate dagli strati sociali pi bassi della popolazione nonché da una folta comunità di immigrati extracomunitari, in buona parte irregolari. Il «nuovo centro residenziale», costruito in applicazione della legge 219/1981 post-terremoto 1980 in località Salicelle (periferia nord-occidentale della città) e popolato quasi esclusivamente da famiglie provenienti da altri comuni, in larga misura Napoli, teatro stabile di scippi, furti, rapine, spaccio di droga, evasione scolastica. Il trasferimento della stazione dei Carabinieri in loco e la presenza di altre istituzioni di rilievo (sezione staccata di tribunale, Motorizzazione civile, Vigili del Fuoco) ha contribuito a ridurre il fenomeno, ma tanto ancora resta da fare.
Si registra anche la presenza del quartier generale di un clan camorristico tra quelli ritenuti pi attivi della Campania. Anna Mazza, il suo massimo esponente, stata la prima donna in Italia ad essere indagata, e poi condannata, per il reato di associazione a stampo mafioso. Nel 1999 il consesso civico fu sciolto con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell'Interno, per infiltrazioni dell'organizzazione malavitosa nella gestione della macchina comunale rilevate da una commissione d'accesso inviata dalla Prefettura a Palazzo di Città. Essendo operativo stabilmente un solo clan si verificano faide molto pi raramente che altrove, ma questo di sicuro non può essere considerato un vanto.

La sanità non sta messa benissimo; se da un lato c' un esubero di medici rispetto alla popolazione, dall'altro presente solo un punto di primo soccorso, mentre non esistono posti letto per il ricovero. L'Azienda sanitaria locale, comprendente circa la metà dei comuni dell'hinterland (gli altri rientrano nel territorio di competenza di altre due aziende), gestisce un solo presidio ospedaliero, situato a Frattaminore. In città presente solo un punto di primo soccorso mentre gli ospedali pubblici pi vicini sono – a parte quello di Frattaminore – a Napoli e Aversa. Una clinica convenzionata con il Servizio sanitario presente a Casoria (comune di competenza della stessa ASL), mentre nel resto dell'hinterland sono presenti solo case di cura private, una sola di rilevante entità (ad Acerra).

La medaglia di Afragola ha dunque due facce (e mille sfaccettature): emblema della realtà meridionale, vi convivono in maniera solo apparentemente antitetica (ma in realtà in un'armonia, una simbiosi quasi perfetta) tutto e il contrario di tutto.

Trasporti

Dopo il fallimento del progetto fascista della grande Afragola, la città stata relegata ad appendice della stazione per essa stessa costruita, sulla Napoli - Roma via Formia, il cui attuale nome "Casoria - Afragola". La stazione, oggi gestita dalla divisione trasporto regionale di Trenitalia, situata a Casoria in piazza Dante, circa 2 chilometri dal centro di Afragola (piazza Gianturco). È comunque in corso la realizzazione di uno dei pi importanti scali ferroviari d’Europa nell'àmbito dei lavori per l'alta velocità, che prevedono la ristrutturazione del nodo di Napoli.
La città ben collegata con importanti arterie viarie: le autostrade Milano - Napoli (A1), Salerno - Reggio Calabria (A3), Napoli - Canosa di Puglia (A16) e Caserta - Salerno (A30, ex Napoli - Pompei); la superstrada "asse mediano" (tratto della S.S. 162/dir della valle Caudina collegato con l'asse di supporto dell'A1 S.S. 265 dei ponti della valle e con la S.S. 268 dei comuni vesuviani); la nazionale delle Puglie (variante S.S. 7bis, che s'immette sulla S.S. 7 Appia). Dall'asse mediano e attraverso tronconi autostradali si raggiungono in breve tempo la tangenziale di Napoli e la Domitiana (S.S. 7quater).
I trasporti su gomma sono assolutamente carenti. Disponibili solo bus extraurbani, gestiti dalla società per azioni Compagnia trasporti pubblici, con sede in Napoli, da e per Napoli (via Casoria, Casavatore, Parco delle Acacie) e Caserta (via Caivano, Pascarola, Marcianise, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada) e Acerra (via Casalnuovo e un breve tratto di Tavernanova). I collegamenti urbani vengono spesso attivati in via sperimentale in occasioni particolari come la commemorazione dei defunti, ma non sono mai stati avviati a regime. Essendo Afragola un'importante platea scolastica, la CTP ha recentemente attivato dei collegamenti da e per Sant'Arpino (via Succivo, Orta di Atella, Frattaminore, Frattamaggiore) e da e per Pomigliano d'Arco (via Casalnuovo) in orari strategici.

Monumenti

Il centro storico di Afragola conserva un patrimonio artistico dal valore eccezionale. Sono ammirabili, perfettamente conservate, chiese in stile gotico, romanico, barocco e rinascimentale. Il pi bell’esempio di architettura civile il palazzo civico, in stile eclettico di gusto tardo-rinascimentale del XVII secolo, per non parlare del maestoso palazzo Migliore, dello stesso periodo, sempre in piazza Municipio (o piazza dell’Arco). Splendidi palazzi gentilizi sono disseminati quasi ovunque, ma soprattutto nelle zone interne della parte antica, da anni in balia del degrado. La basilica di Sant’Antonio di Padova (XVI secolo), gemellato con la basilica padovana, meta di pellegrinaggi internazionali grazie ai quali la città nota, negli ambienti ecclesiastici, come «la Padova del Sud». Il castello medievale, di cui difficile determinare le origini, stato residenza della regina Giovanna II d'Angiò e, pi volte rimaneggiato, alla fine del `700 risultò abbandonato e pertanto, il secolo successivo, il Comune stipulò una convenzione con l'Istituto suore compassioniste serve di Maria per la sua gestione come orfanotrofio. La convenzione, tuttora vigente, ha di fatto permesso alle suore di occupare l'edificio, deliberatamente trasformato in loro comunità. Nella struttura operativa una scuola materna ed elementare di proprietà comunale (considerabile ente di diritto speciale, essendo un'istituzione privata retta da un ente pubblico), mentre un centro d'accoglienza diurno per ragazzi in difficoltà e un semiconvitto gestiti da una cooperativa sociale costituiscono l'evoluzione dell'originario orfanotrofio. Sebbene l'ente gestore della scuola sia il Comune, le suore impongono di fatto il loro modello educativo, gestendo con il tacito consenso dell'Ente la direzione della scuola, iscrizioni comprese. Sporadici tentativi, salvo un caso piuttosto timidi, di estromettere le suore dall'impropria gestione dell'istituto e dall'abusiva occupazione dell'edificio sono stati compiuti da amministrazioni e commissioni straordinarie, ma senza esito anche a causa della strenua opposizione da parte del personale della scuola e degli alunni e delle loro famiglie.

Cultura

La città sede di un celebre premio dedicato al suo mitico fondatore, istituito nel 1990 da Luigi Grillo, già presidente dell'Unione nazionale delle Pro loco d'Italia. Nato come nazionale, il premio Città di Afragola "Ruggero II il normanno" divenuto internazionale in occasione della decima edizione. Ogni anno, in una sera tra i mesi di settembre e dicembre, sul palco di un teatro cittadino si vedono alternare personalità di rilievo dei mondi dell'arte, della cultura, della politica, dell'imprenditoria, delle professioni e autorità religiose e militari, a cui viene consegnata la tradizionale statuetta in argento raffigurante il re normanno a cavallo, opera delle fonderie Arena. Vengono inoltre assegnati dei premi speciali con medaglia d'oro. Il tutto in una piacevole serata di gala animata da artisti e tradizionalmente condotta da Elisa Varriale, già miss Sud e finalista del concorso nazionale di bellezza Miss Italia. Presenziano gli eredi al trono della real casa d’Altavilla Sicilia - Napoli.

Gli auditorii cittadini ospitano continuamente manifestazioni culturali e di beneficenza e convegni, dibattiti, tavole rotonde per discutere di cultura e dei problemi sociali. Frequenti anche mostre d'arte. Si registra la presenza di ulteriori premi, tra cui le borse di studio in giornalismo locale “Natale Cerbone”.

Folklore e tradizioni

Molte tradizioni sono vive ad Afragola: la pi celebre la festa di Sant'Antonio di Padova (13 giugno), cambiata negli anni ma sempre emblematica della devozione che gli Afragolesi nutrono nei confronti del santo pi amato del mondo. Sant'Antonio non il patrono di Afragola – che in verità sarebbe San Gennaro, che non ha neanche una cappella dedicata in loco e che non si mai festeggiato – ma protettore elettivo degli Afragolesi. La festa inizia nei primi giorni di giugno, quando la città si riempie di luminarie e diventa un grande mercato di dolciumi, tra cui il tipico croccantino di Sant'Antonio. Nella notte del 13 giugno la statua del santo viene trasportata dalla basilica al relativo sagrato. Iniziano messe ad oltranza, dalle quattro del mattino alle nove della sera, molte delle quali celebrate da vescovi ausiliari della curia napoletana. La processione inizia l'indomani e termina il 20 con la ritirata e i fuochi d'artificio. Essa copre pure i popolosi tratti della città di Afragola sottoposti alla giurisdizione del comune di Casoria. Fino alla fine degli anni ’90 il santo andava in processione anche nella vicina Carditello, frazione di Cardito il cui patrono proprio Sant'Antonio (sebbene l'unica parrocchia sia dedicata ai santi Giuseppe ed Eufemia), tradizione spentasi a causa dei contrasti tra l'archidiocesi di Napoli e la diocesi di Aversa (nella cui circoscrizione rientra Carditello).

Ma l'evento pi atteso l’incendio del campanile della basilica di Sant'Antonio, tradizione secolare ripristinata negli anni '90 dalla Pro loco, che si tiene ogni anno nel giorno dell’Assunzione.

Da ricordare anche la festa di San Marco evangelista, patrono del quartiere Casavico (meglio noto nella dizione dialettale Casuobbeche), che si tiene il 25 aprile, e, a Pasquetta, la festa dei fujenti, legata al culto della Madonna dell'Arco (che si venera nel suo santuario nell'omonima località del comune di Sant'Anastasìa), che getta le sue radici nel XVII secolo ma che stata introdotta in città solo due secoli e mezzo dopo.

In cucina

L'elemento pi tipico della cucina afragolese il celebre pane cafone, fatto di farina poco raffinata, acqua e sale lievitati naturalmente con il cosiddetto criscito, la pasta di risulta. La prima volta che occorre fare il pane viene utilizzata della pasta acida, la cosiddetta pasta madre, conosciuta anche come crescente, da non confondere con la biga. L'impasto così ottenuto viene cotto in forme lunghe, con le punte arrotondate, del peso medio di un chilo a cotto. Il pane viene per lo pi prodotto artigianalmente, e ogni forno ha la sua ricetta segreta e il suo sapore: solitamente si presenta, comunque, di colore giallo paglierino o un po' pi scuro, non uniforme, con crosta doppia e pi esternamente croccante ben salda a una mollica soffice ed elastica. Caldo, appena cotto, sprigiona un profumo piacevolissimo. Grazie all'acidità degli agenti di lievitazione si conserva per diversi giorni, anche se perde in croncantezza. Non presenta tagli in superficie, poiché non ne vengono utilizzati per favorire il processo di lievitazione.

Indimenticabili poi le classiche zeppulelle: quelle di farina di grano tenero, che si trovano nelle friggitorie (anche ambulanti), e quelle della nonna, fatte con farina di granoturco grossa e pepe, dal gusto inconfondibile. Così come i cuori di carciofo dorati e fritti.

Il men delle feste comprende le polpette di San Marco, polpettine di carne suina e bovina con cavolo nero o cappuccio fatte a Casavico in occasione della festa patronale, e i croccantini o torroncini di Sant'Antonio, venduti sulle bancarelle in occasione delle celebrazioni per il santo protettore.

Sui piatti degli Afragolesi non possono inoltre mancare la vera mozzarella e il fiordilatte di Frattamaggiore.

Per il resto, la cucina afragolese può essere considerata una sub-categoria della cucina della Campania centro-settentrionale, impropriamente definita «napoletana». Pur tuttavia presentando molte varianti sul tema: per esempio il rag afragolese diverso da quello napoletano, così come ad Afragola non esiste il casatiello dolce, e casatiello (quello salato, tradizione di Pasqua insieme alla pastiera e alla pizza di tagliolini) e tortano sono due cose diverse. La pizza nell'impasto – anch'esso lievitato naturalmente – del tutto identica a quella napoletana, da cui varia per la scelta degli ingredienti dei condimenti e la denominazione delle ricette tipiche. Quella fritta, a differenza della pizza fritta napoletana, detta anche calzone per la sua caratteristica forma a mezzaluna, ed tipicamente farcita con ricotta (che nella zona si fa con latte misto di mucca e di bufala), fiordilatte, salame casareccio e pepe nero (a Napoli la si preferisce fare con due dischi sovrapposti e, soprattutto, provola, ricotta e ciccioli, non presenti nella tradizione afragolese). La pizza a metro, da comprare in pizzeria e portare a casa per mangiarla con tutta la famiglia in un rito che si ripete da generazioni, realizzata con lo stesso impasto ed anch'essa cotta nel forno a legna, solo che di forma rettangolare: appena fuori Afragola, verso l'area atellana, le pizzerie cuociono una pizza a metro completamente diversa, cotta in forni elettrici nelle cosiddette placche, che risulta alta, morbida, saporita e ben condita. Qui si usa realizzare nel forno a legna, come familiari, pizze 'giganti' ma sempre tonde.

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